DANNI E RIPARAZIONE PNEUMATICI

DANNI E RIPARAZIONE PNEUMATICI
DANNI E RIPARAZIONE PNEUMATICI
DANNI E RIPARAZIONE PNEUMATICI

 

Può capitare di avere problemi alle gomme (fori, tagli, bozzi, ecc.). Rispetto ai tempi in cui gli pneumatici erano montati con la camera d’aria, ora le cose sono cambiate. Oggi, infatti, quasi la totalità dei mezzi che vediamo per strada utilizzano pneumatici “tubeless”, ovvero senza camera d’aria: il tallone della gomma, aderendo al profilo del cerchio, impedisce all’aria di fuoriuscire, mantenendo la corretta pressione ( http://www.nevigomme.com/news/pneumatici-come-sono-fatti ); cambiando il prodotto e le tecnologie che vi ruotano attorno, cambiano anche le tecniche per la sua riparazione.

Va precisato, prima di tutto, che uno pneumatico può danneggiarsi in diversi modi e non sempre è possibile porvi rimedio. Qui non intendiamo passare al setaccio tutte le casistiche possibili, perché potrebbero essere davvero molte; vogliamo solo segnalare i problemi più comuni e i modi in cui si deve procedere per non peggiorare la situazione o, eventualmente, quali accorgimenti possono essere presi per ridurre al minimo il rischio di trovarsi con uno o più pneumatici danneggiati.

Tra le problematiche, forse, più frequenti, vanno certamente valutate le anomalie nel consumo del battistrada: non si tratta di un vero e proprio danno, ma qualcosa a cui porre rimedio prima che causi una foratura/rottura vera e propria. È possibile, infatti, che ci sia una maggiore usura su una spalla, oppure su entrambe, oppure ancora sulla parte centrale; la causa di questo problema potrebbe essere un’errata pressione degli pneumatici: se troppo alta, l’usura viene accentuata nella parte centrale; se troppo bassa, a consumarsi maggiormente saranno i lati esterni; anche problemi di convergenza e/o di campanatura possono portare ad un consumo non uniforme (http://www.nevigomme.com/news/convergenza ); lo stesso discorso vale per gli ammortizzatori che, se scarichi, possono causare problemi anche alle ruote, quindi agli pneumatici e alla loro usura (http://www.nevigomme.com/news/ammortizzatore ).

Detto questo, è facilmente comprensibile come sia un’ottima abitudine far controllare periodicamente lo stato della convergenza e anche degli ammortizzatori e, in caso di criticità, procedere con gli interventi necessari per ripristinare il corretto assetto del veicolo.

È altrettanto importante far verificare periodicamente lo stato d’usura delle gomme che, se non “regolare”, può essere sintomo di qualche anomalia da correggere per evitare di doverle sostituire troppo presto e per non incorrere in problemi ulteriori: se, per esempio, si consuma oltremodo il lato interno dello pneumatico, potrebbe non essere notato e, continuando senza intervenire, aumenterebbe il rischio di forature, abbassamenti di pressione e perdita di prestazioni.

Un’altra casistica (relativamente) frequente è l’ernia sul fianco: si tratta di un bozzo causato, il più delle volte, dall’impatto con un marciapiede in fase di manovra che “pizzica” la gomma. Se si presenta questa problematica, l’unica soluzione è la sostituzione nei tempi più rapidi possibili: in questa eventualità, infatti, il danno è a carico dei telaggi interni e, con la pressione dell’aria e il calore, lo pneumatico può scoppiare; ad oggi, non è possibile riparare un’ernia, quindi la copertura interessata andrà sostituita ed eventualmente il suo “gemello” sullo stesso asse (da valutare in base al battistrada residuo). Da considerare anche che, in base all’entità dell’urto, l’ernia potrebbe anche presentarsi a distanza di tempo.

Può anche capitare di notare piccole crepe o screpolature sul fianco e/o sul battistrada. Generalmente queste indicano la perdita dell’elasticità e delle prestazioni della gomma a causa dell’“età” del prodotto o delle condizioni climatiche a cui è stato sottoposto. In questi casi è consigliabile affidarsi ad uno specialista e valutare la sostituzione.

Certamente il caso più frequente di danno ad uno pneumatico è la foratura. Ci sono diverse tipologie da considerare che dipendono dalla posizione (se nel battistrada o sul fianco) e dall’entità (si può andare dal semplice foro fino al taglio).

Partendo dal caso peggiore, se l’entità del danno fosse tale da lasciar scoperti i telaggi, non ci sarebbe nulla da fare se non procedere con la sostituzione: qualsiasi tentativo di porvi rimedio causerebbe solo ulteriori problemi.

Nel caso, invece, in cui si tratti di un foro causato, per esempio, da un chiodo o una vite, bisogna valutare la posizione e la dimensione: se sul battistrada e se inferiore a 6 mm, è possibile effettuare una riparazione (ammesso che il battistrada non sia troppo consumato); se, invece, si tratta del fianco o se il foro è particolarmente grande, allora non si può far nulla e lo pneumatico va cambiato.

Per quanto riguarda la riparazione “fai-da-te”, esistono kit e prodotti che permettono di arginare il problema e poter rimettersi in marcia. Un esempio è lo “SLIME” (http://shop.nevigomme.com/it/accessori-garage/59714-slime-smart-repair.html?search_query=slime&results=1 ): si tratta di un liquido che, grazie alla sua composizione, “versato” all’interno dello pneumatico bucato, ottura il foro e permette di proseguire la marcia. Visto che i produttori di pneumatici, che continuano a far evolvere i loro prodotti con materiali e tecnologie sempre nuove, non conoscono il tipo di reazione, a breve e lungo termine, che le sostanze “gonfia e ripara” hanno con i componenti degli pneumatici stessi, consigliano di viaggiare il minimo indispensabile, una volta riparata la gomma e sostituirla il prima possibile.

Quando, invece, si ha modo di recarsi da un gommista per far riparare il danno, ci sono diverse soluzioni. Ammesso che lo pneumatico non abbia viaggiato molto in stato di sottogonfiaggio (sono sufficienti poche centinaia di metri per rendere il danno irreparabile), il professionista può effettuare una riparazione dall’esterno con apposite stringhe il cui compito è quello di otturare il foro. Questo tipo di riparazione, però, non è consigliato in quanto, venendo effettuato senza lo smontaggio dello pneumatico, non permette di verificare lo stato interno della gomma; questa tecnica, tutt’al più, può essere considerata come una riparazione provvisoria, buona per poter rimettersi in marcia rapidamente, ma che dovrebbe prevedere un secondo intervento, il più presto possibile, per procedere con una riparazione definitiva o con una sostituzione.

Le riparazioni “definitive” sono, invece, quelle effettuate dall’interno e sono quelle raccomandate: prima di tutto perché, smontando lo pneumatico, si ha modo di valutarne anche lo stato interno; secondo, ma non meno importante, perché vengono usati prodotti migliori e più duraturi.

Mentre, fino a poco tempo fa, per questo tipo di intervento, venivano usate le tradizionali “pezze” da vulcanizzare, oggi il sistema più sicuro è l’utilizzo del cosiddetto “fungo”: un gommino composto da uno “stelo” ed una “testa” che, infilato nel foro dall’interno, viene vulcanizzato chimicamente e risolve il problema.

Va tenuto presente che nel caso in cui il foro sia nel fianco dello pneumatico (o in sua prossimità) o molto vicino ad una riparazione precedentemente fatta, non sarà possibile far nulla e si dovrà sostituire la gomma.

 

Bisogna poi sempre ricordare che, come ogni settore, il gommista/autoriparatore dovrebbe assumersi la responsabilità del proprio operato rilasciando la documentazione relativa all’intervento (bolla, fattura, scontrino fiscale, ecc.); se, quindi, una riparazione viene effettuata con metodi o materiali non idonei e, per questo, ci fossero delle conseguenze, a risponderne dovrebbe essere proprio chi ha effettuato l’intervento. Per questo motivo, anche per la riparazione degli pneumatici vengono organizzati appositi corsi: dare una preparazione specifica e mirata a chi opera nel settore è fondamentale, sia per istruire sulle basi, sia per aggiornarsi quando vengono introdotte nuove e più efficaci tecniche.